Storie di terra, forme e colori

Sentiero natura

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Ora un po’ di geomorfologia, per riconoscere le trasformazioni della crosta terrestre. Io sono l’anima del ghiacciaio che migliaia di anni fa occupava e modellava la conca del versante Nord di Punta Fenilla, proprio davanti a voi. State osservando un rock glacier, preziosa forma periglaciale che ricorda un’enorme poltrona: schienale e braccioli rocciosi, per pavimento grandi blocchi di un’antica frana e poi una lingua di piccoli detriti, il tutto accompagnato da ghiaccio incastrato tra le rocce. I processi di alterazione di ciò che vedi sono stati causati dal gelo e, da recenti studi, sappiamo essere un’importante riserva d’acqua dolce dovuta allo scioglimento del ghiaccio profondo che alimenta un flusso costante verso valle.

Passiamo alle pietre verdi, camminando le avete viste? Pensate che sono di origine vulcanica e giacevano sul fondo dell’antico oceano che separava l’Europa dall’Africa. Quando la crosta terrestre ha iniziato a spingere e formare le Alpi, le pietre verdi sono passate dal fondo del mare alla cima delle montagne. Con loro ci sono anche delle rocce chiare e friabili dette calcescisti, anch’esse originatesi sui fondali marini ma per effetto della sovrapposizione di sedimenti di argilla e calcare.
Vi dico un’ultima cosa: se guardate l’affioramento di calcescisti, ricchi di carbonato di calcio, noterete che ha selezionato una flora detta calcicola ovvero adatta a questo tipo di suolo della quale il Camedrio alpino è un ottimo esempio. Nulla accade per caso!

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