La casa dell’orologio
Arte in paradiso

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Gimillan vanta una storia ricca e affascinante. Situato su un promontorio panoramico, il villaggio ha radici antiche. La sua cappella dedicata a San Pantaleone e le celebrazioni tradizionali rivelano la sua ricca cultura e la sua forte identità comunitaria ancora molto vivace.
Posto a 1.787 metri, Gimillan è incorniciato da un paesaggio mozzafiato tra il Monte Bianco e la catena del Gran Paradiso e rivela una storia complessa e ricca di aneddoti, insieme alle tradizioni locali che mantengono vivo il circondario. Tra i campi dorati emergono leggende come quella del "Béquet de Tarabouc", che aggiunge fascino alla storia del vicino villaggio di Tarabouc, oggi semiscomparso.
Secondo alcuni, il toponimo suggerirebbe una possibile colonizzazione romana attribuita a un individuo di nome Gemellius. Tuttavia, potrebbe altresì derivare dal cantone Mellan, forse l'unico sopravvissuto a un'antica alluvione che ha devastato quasi tutto il borgo. Un'edicola votiva di Croquenil, eretta dopo la frana del 1846, testimonia i pericoli della zona. La cappella del villaggio, fondata nel XVII secolo e ricostruita più volte, è dedicata a San Pantaleone. I forni “de Tchappé” del 1676 e “de la Tsapella” del 1967 sono ancora in uso durante la festa del pane. Gimillan vantava anche una scuola, una latteria consortile e diversi mulini. La cappella di San Bernardo a Tarabouc è legata a leggende locali, aggiungendo ulteriore fascino a questo affascinante villaggio.
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