Cappella di Tarabouque

Tsapelle de Cogne

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La cappella venne edificata dagli abitanti della frazione il 27 novembre 1657. In origine doveva trattarsi di un edificio di piccole dimensioni a pianta rettangolare. Nella prima metà del XVIII secolo, nei verbali di visita pastorale del vescovo di Aosta, esso viene descritto sempre in buone condizioni e nel 1762 fu oggetto di un importante legato disposto per testamento da Jean-Ours Bochet. In facciata sulla trave di colmo si legge la data incisa 1752. Nel 1849 la cappella venne ingrandita con la costruzione del coro, visibile sul retro, leggermente più stretto. Negli anni tra il 1927 e il 1928 venne restaurata. Sulla facciata, eseguendo le indagini stratigrafiche, sono state svelate alcune iscrizioni che erano state coperte da più stesure di calce; in particolare quella posta al di sotto delle lettere “NA”, della scritta più tarda di intitolazione della cappella, reca la data del 1780.

L’arredo originario della cappella seicentesca era costituito da una tela datata 1656 raffigurante i santi Antonio e Bernardo e un’antica statua di san Bernardo, ora conservata in parrocchia. Al XVII secolo sembra datare l’attuale altare ligneo, dipinto e dorato, con la statua di san Bernardo nella nicchia centrale, accompagnata ai lati da quelle delle sante Margherita e Agata. Nella cimasa in alto è posta la statua della Vergine con i santi Antonio e Giovanni evangelista.

Tra storia e leggenda

Alla cappella di San Bernardo d’Aosta di Tarabouque si lega una famosa leggenda. Ogni anno in primavera era consuetudine che una processione salisse fino alla cappella, ma ogni volta il diavolo si dilettava a catturare l’ultimo fedele della fila. San Bernardo decise di mettersi in fondo alla processione e quando il diavolo si avvicinò gli gettò al collo la sua stola benedetta, che di fronte al tentativo del diavolo di divincolarsi si trasformò in una ferrea catena e lo costrinse poi a sprofondare in un abisso. La storia del “Bèquet de Tarabouque” si intreccia anche con la storia dello sfruttamento dei giacimenti minerari. Secondo la tradizione, quando nel 1854 il governo Sardo concesse a dei forestieri lo sfruttamento del filone di Larsinaz, ma ben presto il malcontento iniziò a serpeggiare tra gli operai locali, che lamentavano il trattamento irrispettoso e poco attento alla realtà sociale del luogo da parte di quegli industriali stranieri. La protesta si concretizzò. Nottetempo, i congiurati salirono alla miniera (1.899 m) e bruciarono tutte le slitte per il trasporto del minerale; da Cogne, pur vedendo le alte fiamme provenire dalla miniera, nessuno si mosse. La ditta denunciò il fatto alla magistratura di Aosta che, credendo in una rivolta, fece salire a Cogne tutti i carabinieri possibili e due compagnie di bersaglieri. Il giudice istruttore interrogò i numerosi sospettati i quali rivelarono tutti che l’autore del crimine era stato il “Bèquet de Tarabouque”, il diavolo di Tarabouque nel patois di Cogne; non comprendendo il dialetto locale, gli inquirenti pensarono ad un capo banda. Insomma, i soldati condotti alla chiesetta irruppero credendo di trovarvi asserragliato il malvivente e invece videro solo la statua di San Bernardo con incatenato il “bèquet”.

Intitolata a San Bernardo d’Aosta, Patrono 15 giugno.

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